Dermatologia
Melasma: perché compare e come si tratta
Il melasma non è una macchia solare: è una condizione cronica con una componente ormonale e vascolare. Che cosa lo scatena e perché il mantenimento è parte della cura.
di Dott.ssa Arianna Loi, medico chirurgo
7 min di lettura
Il melasma è la condizione pigmentaria che genera più frustrazione, e quasi sempre per un motivo preciso: viene trattato come se fosse una macchia solare. Non lo è, e la differenza non è terminologica.
Che cos’è, esattamente
Il melasma è una iperpigmentazione acquisita che si presenta a chiazze simmetriche, tipicamente su zigomi, fronte, labbro superiore e mandibola. I margini sono sfumati, non netti, e la distribuzione è quasi sempre speculare fra i due lati del viso.
Dietro l’aspetto clinico c’è un melanocita iperattivo, stimolato da tre fattori che agiscono insieme:
- la radiazione ultravioletta e la luce visibile, in particolare la luce blu, che stimola la pigmentazione anche attraverso un vetro;
- il calore, che è un fattore indipendente dalla luce e viene quasi sempre sottovalutato;
- gli ormoni, motivo per cui compare frequentemente in gravidanza o con i contraccettivi orali.
A questi si aggiunge una componente vascolare: nei melasmi si osserva spesso un aumento dei vasi del derma superficiale, e questo spiega perché l’infiammazione peggiora il quadro.
Perché non è una macchia solare
Una lentigo solare è un deposito stabile di melanina nell’epidermide: ha margini netti, non cambia con le stagioni e risponde bene a un trattamento laser mirato, spesso in una o due sedute.
Il melasma è un processo attivo. Si riacutizza, migliora, torna. Trattarlo con l’energia che si userebbe su una lentigo produce un risultato apparente per qualche settimana e poi un peggioramento, perché l’infiammazione generata dal trattamento stimola ulteriormente i melanociti.
È l’errore più comune che vedo in chi arriva in studio dopo aver già provato qualcosa.
Come lo affronto
La strategia ha tre pilastri, e nessuno dei tre è opzionale.
1. Spegnere lo stimolo
La fotoprotezione nel melasma non è un consiglio accessorio: è la terapia. Serve un filtro ad alta protezione applicato ogni giorno, tutto l’anno, riapplicato durante l’esposizione, e preferibilmente con protezione anche verso la luce visibile — i filtri con pigmenti colorati hanno un vantaggio documentato in questi quadri.
Nello stesso capitolo rientra il controllo del calore: forni, fonti di calore dirette, saune e docce molto calde sul viso sono fattori scatenanti reali.
2. Terapia domiciliare
Il lavoro quotidiano vale più della singola seduta in studio. La terapia topica agisce sui diversi passaggi della sintesi della melanina e va impostata, seguita e modificata nel tempo: alcune molecole non si usano in continuo, altre non si usano in gravidanza.
Questa parte richiede una prescrizione medica e controlli, non un acquisto autonomo.
3. Trattamenti in studio, a bassa energia
Qui vale il principio opposto a quello a cui si è abituati: meno energia, più sedute, più distanza fra una e l’altra.
Il Pico Laser ha un vantaggio specifico in questi quadri, perché l’impulso ultrabreve frammenta il pigmento con un effetto prevalentemente meccanico e con poca produzione di calore, e il calore è esattamente ciò che il melasma non tollera. I peeling ad acidi selezionati entrano nel protocollo con la stessa logica di prudenza.
Le aspettative giuste
Il melasma non si elimina definitivamente. Si schiarisce in modo anche importante e si tiene sotto controllo, ma la predisposizione resta e la tendenza a recidivare con il sole, il calore e le variazioni ormonali non scompare.
Chi promette di farlo sparire in una seduta non ti sta dicendo come stanno le cose.
Le tempistiche realistiche sono queste: alcune settimane di preparazione domiciliare prima di qualsiasi trattamento in studio, un percorso di mesi, e un mantenimento che diventa parte della routine. In Sardegna, con l’irraggiamento che abbiamo, i cicli si programmano fra l’autunno e l’inizio della primavera.
Prima di tutto: la diagnosi
Non tutte le chiazze scure del viso sono melasma. Possono essere lentigo, esiti post infiammatori di un’acne o di una dermatite, reazioni fototossiche a farmaci o cosmetici. Ognuna ha un trattamento diverso, e alcune lesioni pigmentate non vanno trattate affatto con il laser prima di essere valutate al dermatoscopio.
È il motivo per cui il percorso comincia sempre da una visita: prenota una valutazione dermatologica.
